ARMANDO BETTIN nasce il 14 luglio del 1922, di venerdì.
Il papà si chiama Virginio e la mamma si chiama Oliva Pavan.
Armando nasce in una famiglia di contadini che vive nella località di Tabina, a Caselle de' Ruffi, nel comune di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia.
Dopo aver frequentato la scuola elementare e aver imparato a leggere, a scrivere e a far di conto, Armando segue i genitori nel lavoro dei campi, assieme ai suoi fratelli, Dino e Giovanni, che come lui, dopo la scuola elementare, diventano contadini.
Come gli altri ragazzi del posto, Armando cresce in un ambiente familiare colmo di affetti, di vita, di amici, di feste paesane, di prime simpatie e batticuori. Le fatiche e le sofferenze non mancano, ma non manca neppure la voglia di crescere e diventare uomo.
Poi, però, arriva la guerra. E come quasi tutti i giovani della sua età, Armando viene reclutato e diventa un soldato di fanteria.
Ai primi di maggio del 1942 la primavera è inoltrata, i lavori nei campi e nella stalla richiedono le forze e le energie di tutta la famiglia, ma il fante Bettin Armando, di anni diciannove, deve partire per il fronte russo.
Testimonianza di Armanda Bettin:
In ricordo di zio Armando Bettin, fratello di mio padre e disperso durante la II Guerra Mondiale
Vorrei condividere con voi quanto mi è stato raccontato dai miei genitori e da mia nonna.
Lo zio aveva quasi vent’anni quando è stato convocato per andare a combattere con l’esercito italiano al fronte russo; i miei nonni non avrebbero mai voluto che partisse, ma purtroppo non c’era possibilità di scelta.
Solo dopo poco tempo è stato possibile ricevere la sua prima ed unica cartolina postale, datata 18 maggio 1942, dalle parole rassicuranti:
“Carissimi Genitori,
sono appena arrivato al posto, e vi faccio sapere anche che io sto bene e così vorrei sperare
anche di voi in famiglia. Genitori carissimi, allora vi racconto un po’ del mio viaggio. Il viaggio è
stato un po’ pesante. Non so se [..] vi hanno detto che [il treno] aveva da partire sabato sera alle
ore 9 della sera ma siccome che pioveva un poco siamo partiti Domenica mattina alle ore 3 e
mezza di notte. Genitori mi dispiace di non avervi scritto prima ma ero molto stanco. Per ora qui
stiamo molto bene, domani vi scrivo una lettera e vi racconto tutto. Vi saluto famiglia, chi
sempre vi ricorda, vostro Armando.
Spedisce Soldato Bettin Armando 228° Reggimento Fanteria 3° Battaglione 12° Compagnia A.A. (P.M. (Posta Militare)105)”
Passarono i giorni, tanti giorni che immaginiamo siano stati durissimi per lui, ma ugualmente molto difficile fu per i miei nonni attendere il ritorno dell’amato figlio di cui non ricevevano notizie.
Mia nonna serbava la speranza sempre nel cuore, ma si chiedeva come mai Armando non scrivesse più.
Nella piccola cucina dei nonni c’era una finestrella da cui lei controllava tutte le sere prima di andare a letto se lo zio tornava, a volte trascorreva anche ore a scrutare invano l’orizzonte, ma purtroppo Armando non tornò mai a casa.
Quando finalmente la guerra finì, i reduci furono liberi di tornare dalle loro famiglie, ma ai miei nonni fu detto che Armando non era ancora stato ritrovato, che però i soldati erano tanti e ci voleva pazienza, ma il caro Armando purtroppo non venne mai ritrovato.
Gli anni passavano e la nonna non si rassegnò, continuando sempre a chiedere notizie alle autorità, sebbene invano. Fino al giorno in cui arrivò la lettera ufficiale che attestava che suo figlio Armando era annoverato tra i dispersi in Russia.
Poco tempo dopo la terribile notizia nacqui io, primogenita del figlio più grande, e in onore del fratello mai tornato dalla guerra, mi fu messo il nome di Armanda.
L'esercito non ha più avuto notizie di ARMANDO BETTIN da mercoledì 16 dicembre 1942