ARTURO PENELLO
Per raccontare di ARTURO PENELLO, partigiano patriota, bisogna partire da un gruppo di giovani iscritti all’Azione Cattolica e da un cappellano inviato dalla diocesi di Padova alla parrocchia San Biagio di Caltana, nel mese di gennaio del 194È l’8 settembre 1943. La notizia dell’Armistizio che destituisce il Governo Mussolini e insedia il Governo Badoglio produce un immediato sbandamento tra gli schieramenti dell’Esercito Italiano.
Senza ordini e senza linee di comando, moltissimi militari decidono di togliersi l’uniforme, indossare abiti civili e fare ritorno alle proprie case.
Fra i giovani tornati si formano dei gruppi di resistenza attiva contro le truppe nazifasciste che ancora controllano vastissime zone dell’Italia.
A Padova, due ex paracadutisti della Folgore e alcuni professori dell’Università del Bo’ danno vita a un gruppo che si mette a disposizione del Comitato di Liberazione Nazionale. Durante l’inverno, questo gruppo si impegna in atti di disturbo e di propaganda:
“…si incollano volantini di propaganda sui muri, si portano informazioni,
si guarda il lavoro di altri, ci si riscalda tutti nel sacro braciere della ribellione
[…] L’inverno freddo 1943=44 è il tempo della preparazione e della messa in
posa del lavoro.”
(dal documento: Relazione sulla Attività della Brigata;
Comandante di Brigata, Capitano Antonio Ranzato).
Nel frattempo, a gennaio del ‘44, dalla Diocesi di Padova viene inviato alla parrocchia di Caltana il cappellano don Antonio Pegoraro, un sacerdote che subito dopo l’armistizio si era dato da fare per mettere in salvo ufficiali, carabinieri e militari in fuga. A Caltana, Don Antonio inizia subito a organizzare un gruppo di giovani iscritti all’Azione Cattolica che non vogliono subire passivamente l’occupazione nazifascista:
“Il Simeoni dott. Francesco, sfollato a Mellaredo, porta Ranzato a Caltana
dove un sacerdote italiano ha già organizzati una trentina di suoi bravi
ragazzi […]. La cospirazione via via diventa più sviluppata e laboriosa: Bene!
Si corre nervosamente, continuamente: Padova = Caltana = Camponogara =
S. Angelo di Piove = Padova…. Altre piccole formazioni vengono agganciate;
qualche nucleo viene abbandonato perché formato da individui di
affidamento molto dubbio e perché di costituzione morale bacata.”
(cit.)
Il gruppo di Caltana diventa a tutti gli effetti una Compagnia della Brigata padovana e collabora attivamente con la Compagnia di Murelle, la cui guida spirituale è il cappellano don Guerrino Gastaldello, e tra le cui fila agisce il giovane Antonio Ceron.
Nel febbraio del ’44 la Brigata viene denominata Brigata "Guido Negri”.
Una delle imprese più conosciute della Brigata “Guido Negri” è l’assalto congiunto alla caserma dei carabinieri, alla caserma dei paracadutisti e all’acquartieramento dei bersaglieri, che sono sotto il controllo della Repubblica di Salò, nella cittadina di Dolo. Avvenuta nella notte del 26 maggio 1944, l’impresa è nota come “la beffa di Dolo”. In quella notte le compagnie di Caltana e Murelle, insieme a quelle di Sant’Angelo di Piove e di Camponogara riescono a sorprendere i soldati nel sonno e a recuperare un consistente bottino di armi senza sparare un colpo e senza nessun ferito. All’impresa partecipa anche la compagnia garibaldina di Sant’Angelo di Santa Maria di Sala, ma dal momento che le iniziative, gli obiettivi e i modi di agire di partigiani rossi e partigiani bianchi divergevano già prima di questo fatto, la collaborazione tra le due forze partigiane presenti nel territorio salese sarà sempre più scarsa, tanto da presentarsi in seguito con appellativi diversi: “partigiani”, i combattenti garibaldini; “patrioti” i combattenti della Brigata Guido Negri.
ARTURO PENELLO nasce nel 1922. È il nono di ventidue figli che papà Luigi avrà da due mamme, Antonia Comin ed Emma Signori.
Una famiglia molto numerosa, originaria di Caselle, che prima della guerra vive per un certo tempo in via Gatta, vicino al Terraglio (dove la vecchia casa colonica è rimasta quasi intatta).
A vent’anni, dopo l’8 settembre, Arturo deve decidere da che parte stare. E lui, con diversi amici iscritti all’Azione Cattolica di Caltana, decide di stare con don Antonio Pegoraro. Si unisce alla Brigata “Guido Negri” e per circa un anno e mezzo condivide le imprese dei compagni patrioti, tra sabotaggi alle ferrovie, controlli, blocchi stradali, assalti, rastrellamenti e soffiate.
Il 25 aprile del 1945, i partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale entrano a Milano da liberatori, ma la guerra non è ancora finita.
Sono giorni di fughe, di rappresaglie e di ritorsioni.
Il 27 aprile del ‘45 a Treschè Conca, sull’altipiano di Asiago, un piccolo gruppo di partigiani assalta una colonna motorizzata tedesca. Nell’attacco muoiono 9 partigiani, mentre 11 civili, prelevati come ostaggi, vengono fucilati per rappresaglia dai tedeschi.
Tra il 27 e il 28 aprile, nelle terre del Piacentino si combatte un’ultima, cruenta battaglia tra alleati americani e nemici tedeschi.
Il 27 aprile, la compagnia di Caltana riceve una soffiata: nella scuola elementare si nasconde un reparto di tedeschi in fuga. Si tratta di una trappola. Tre soldati tedeschi appostati sul campanile della chiesa fanno fuoco e colpiscono a morte i compagni Arturo Penello e Tito Pertile.
Arturo non muore subito. Trasportato all’ospedale di Mirano, muore due giorni dopo, nella domenica in cui si sposa il fratello Lino.
Arturo Penello, di anni ventidue, non sarà dimenticato.
Il comune di Santa Maria di Sala gli dedica una via nella stessa frazione di Caltana in cui ha trovato la morte.
Anche la Municipalità di Mestre Carpenedo, lungo il Terraglio, dove ha vissuto con la sua famiglia, gli dedica una via.
E il 15 dicembre 2017, al Centro Civico di Via Terraglio, gli viene dedicata una lapide,
con una cerimonia a cui sono presenti otto dei suoi fratelli.